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martedì 21 gennaio 2014

giovedì 26 dicembre 2013

Legends

McLaren e Le Mans: amore a primo run


L'azienda inglese è nota più che altro come storica rivale del Cavallino Rampante non solo nel Circus della Formula 1. Finora ha prodotto un paio di modelli stradali e si sta accingendo a presentare la P1: erede della F1. 
Un ruolo stretto per la nuova arrivata, visto che dovrà puntare su quella che fu - con molta certezza - la migliore supercar dal '93 fino ai primissimi del terzo millennio.
Progettata da quella mente diabolica di Gordon Murray, caratterizzata dalla particolare guida centrale e l'omologazione triposto, la F1 fu un prodotto eccellente sotto l'aspetto da fuoriserie e non solo. 
Non era dotata semplicemente di prestazioni da capogiro. Era una vettura vincente nelle competizioni di tutto rispetto.
Non lo dimostrò con i comunicati stampa: lo fece con i fatti.
Le Mans 1995: vittoria della vettura di Woking al debutto. La triade del Kokusai Kaihautsu Racing, formata da Dalmas, Letho e Sekiya, si aggiudicò la prestigiosa endurance a primo acchito. Altre vetture della stessa Casa colsero il terzo, quarto e quinto posto.
Umiliarono le prototipo, fecero molto di più con la concorrenza di classe.
Vetture come la Ferrari F40-LM, la Porsche GT2 e la Nismo GT-R LM non ebbero scampo nemmeno nel Global GT Series; anche li l'inglese afflisse un dominio schiacciante con 10 vittorie su 12.
Un po' per le recenti normative tecniche emanate dalla FIA ed un po' per le novità da parte della concorrenza, non andò tanto bene nelle edizioni successive.
Prese paga dalle GT1 di Zuffenhausen nell'anno successivo e dovette accontentarsi del gradino più basso del podio. Trionfò nel '97 con la versione a coda pronunciata solo nella classe GT1, giungendo alle spalle della TWR - Porsche appartenente al glorioso Team Joest e condotta da Kristensen, Johansson ed il compianto Alboreto (di cui riporto il servizio qui).
Eccellente il 4° posto del '98 dietro i prototipi e le GT di nuovissima concezione, che segnò l'ultima partecipazione in forma ufficiale. BMW aveva in serbo il prototipo LM-V12 per il '99; Mercedes, Nissan e Porsche delle GT1 talmente evolute da sembrare più dei prototipi che altro.
La tecnologia andò sempre più avanti, la concorrenza investiva sulla maratona francese e la F1 divenne obsoleta nel giro di quattro edizioni. Le stesse in cui accumulò successi e sconfitte. Ciò non significa che il De la Sarthe fu ostico nei confronti della velocissima vettura britannica che mise in atto le sue capacità, compresa la resistenza. McLaren e Le Mans ebbero un rapporto unico in quegli anni, tanto da essere paragonato ad una storia sentimentale perché fu "amore a primo run".









martedì 24 dicembre 2013

People

Michele Alboreto: il mito intramontabile



Avrebbe compiuto 57 anni lo scorso 23 dicembre, trascorso il periodo natalizio tra auguri di compleanno, buone feste e qualche successo recente in un campionato endurance. Magari non nella massima LMP1 ma, certamente, nella GTPro; forse con Audi, forse con Ferrari nel team AF Corse in coppia con Bruni e Fisichella.
Manca dal 2001 Michele. Manca da quando quel Lausitzring, tanto ostico alla nostra bandiera, se lo portò via.
Il cedimento della posteriore sinistra, un volo che durò una centinaia di metri e quella notizia che fece il giro dei notiziari verso le 20;30 di quel fatidico 25 aprile.
Nulla da fare nonostante i tentativi di soccorso, con i medici che registrarono il decesso sul colpo.
Manca Michele per via delle sue gare, dei suoi successi e dell'essere stato "l'ultimo pilota italiano alla guida di una Ferrari in F1".
Non me ne vogliano Giancarlo Fisichella ed i suoi fan: Alboreto ha indossato quella tuta rossa col Cavallino Rampante cucito addosso per cinque stagioni complete, tutti in sequenza in quel lustro dal 1984 al 1988.
Pilota scelto dal caro "Drake", vice-campione nel 1985 nella massima serie delle ruote scoperte e trionfante al De la Sarthe in quel 1997, quando la 24h di Le Mans fu trasmessa in diretta in Italia dall'emittente TMC (ora La7) quasi integralmente.
Era divenuto "il pupillo" anche di Joest, il manager che gli permise di trionfare nella gara di durata più famosa del mondo. Lo stesso che gli diede un sedile in Audi, con quella R8 che gli permise di trionfare a Sebring e lo mise in lizza tra i favoriti per la stessa Le Mans. Ma, vuoi il fato o chissà quale altra legge universale, fu vittima di quel noto incidente che lo strappò via ai suoi cari.
Era paragonato ad un'altro mito, sempre suo concittadino: Alberto Ascari.
Come il meneghino che perse la vita a Monza, lui diventò per tutti (grandi e piccini, appassionati e curiosi) "Michele Alboreto: il mito intramontabile".

In rispetto dello stesso, non sono state inserite immagini riguardante l'incidente.






mercoledì 18 dicembre 2013

Messaggio di benvenuto

Clutch & Gears

"Clutch & Gears": "frizione ed ingranaggi" tradotto letteralmente, "frizione e rapporti" per come viene inteso. Quegli stessi elementi che vengono utilizzati, curati, sostituiti o rigenerati in qualunque mezzo a motore; indipendentemente se due o quattro ruote, pista o strada , slick o tassello.
Questo blog nasce per dar voce a tutti gli appassionati di motori, senza filtri o condizionamenti di alcun genere. 
Che siate automobilisti, motociclisti, enduristi o qualunque altro genere non importa, ancora meno se dei semplici curiosi.
Leggete, scrivete (se vi va), pubblicate o commentate: nessun "professore" pronto ad aggredirvi.
Benvenuti in Clutch & Gears