Visualizzazione post con etichetta Speedway. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Speedway. Mostra tutti i post

domenica 26 gennaio 2014

Rolex Daytona 24 ore: condizioni Malucelli-Gidley


buone notizie giungono da Daytona Beach, con Malucelli e Gidley in buone condizioni.
A confermare lo stato di salute di entrambi i piloti è stata l'equipe medica dell'ospedale di Daytona, riportando sulla versione web di USA Today che "entrambi i piloti sono coscienti e collaborano col personale medico".
L'impatto, avvenuto a causa del tramonto, è stato considerato" tra i più terrificanti mai visti nella endurance a stelle e strisce". Malucelli, in gara con la 458 Italia del team Risi Competizione (importatore americano di spicco per quanto riguarda la Ferrari), è stato tamponato alle spalle da Gidley mentre procedeva a bassa velocità; motivato dal fatto che il sole stava calando ed i piloti si sono ritrovati accecati.
Familiari, amici, fan e compagni di squadra di entrambi (Malucelli era appoggiato da Fisichella e Bruni in questa gara) possono tirare un sospiro di sollievo; specialmente dopo l'impatto che ha costretto la direzione gara a dare bandiera rossa per facilitare i soccorsi e sgomberare il tratto di pista interessato (curva 3 - 4). E' la prima volta che la DG si è ritrovata a sospendere momentaneamente l'evento in questione, dopo la volta che dovettero attuare tale procedura nel 2004 a causa di una perturbazione.
Intanto Memo Gidley è stato sottoposto a delle operazioni per ridurre le fratture a braccio e gamba sx.







lunedì 6 gennaio 2014

Legends

Munro: storia di una leggenda veloce


C'è chi conquista l'appellativo di leggenda in giovane età, mettendo a segno qualche impresa epocale o realizzando un qualcosa in grado di intersecare con la routine quotidiana e mutarla (positivo o negativo che sia). C'è chi lo diviene per aver compiuto chissà quali gesta o esposto determinate parole in un particolare contesto. Ci sono quelli che realmente amputano alla parola impossibile le prime due lettere, rendendo qualunque cosa raggiungibile. Poi ci sono gli ostinati, coloro che perseverano il proprio scopo fino alla fine dei loro giorni.
Burt Munro, all'anagrafe Herbert James, rientra tra una di queste voci.
Forse l'ultima, la penultima o persino la terza citata. Fatto sta che la sua idea fu così folle che, oltre ad averla raggiunta in là coi tempi, ebbe qualcosa di incredibile.
Prese una Indian (una Scout del 1920) e la convinzione di renderla la più veloce di tutti i tempi.
Verrebbe da esclamare "sto qui è matto" già ai giorni nostri, figuriamoci ai tempi dello stesso Burt o dell'anno d'uscita della moto stessa.
Le Indian non erano concepite per andare veloce, meno ancora la sua Scout da 80km/h.
Ci vollero quarant'anni di tempo per preparare quella moto; trascorsi tra modifiche, prove, incidenti, raccolte fondi, multe, un divorzio da parte della moglie, un emorraggia cerebrale, pistoni grippati, studi e ricerche da autodidatta prima dell'impresa di Bonneville nel 1967.
305,9 Km/h la velocità massima raggiunta dall'uomo della terra dei kiwi. Vengono i brividi al solo pensiero che fu realizzata con una moto degli anni '20. Adattata si, ma di poco. Cambio e motore erano qualcosa di particolare, alcune parti della ciclistica lasciavano a desiderare ed aveva una forma simile a qualche sommergibile dell'era bellica.
Roba da farci un film, così fu. Ma l'adattamento cinematografico non fu dei migliori. Anthony Hopkins impersonò Munro nelle vesti di uno spirito ribelle avanti con gli anni, ma fu fatta un po' di confusione con la biografia dello stesso. Aneddoti e richiami al neozelandese sono stati inseriti in un unica storia che, se non fosse stata ispirata a tale impresa, poteva avere dei riscontri dal pubblico come film fiabesco.
Munrò passo a miglior vita trentasei anni fa, nella stessa Invercargill che gli diede i natali e dove visse durante la sua esistenza. Ma il ricordo è ancora vivo perché, nonostante sia sepolto, il suo record nel lago salato di Bonneville è ancora li. Intatto da quasi cinquant'anni,
quando affronto la superficie di quella distesa di sale in sella alla sua Indian. La stessa con cui corse fino alla sua morte, infischiandosene di quando gli fu tolta la licenza per motivi di salute e corse solo clandestinamente. In sella alla sua Indian, con il numero 35 perché gli portava fortuna; sempre aldilà dei limiti di velocità.




+Indian Motorcycle +Riders´ World